mercoledì 15 ottobre 2008

Se questo è u uomo

Autore : Primo Levi

Titolo : Se questo è un uomo

Anno di scrittura : Dicembre 1945 – Gennaio 1947

Origine : Italiana

Genere : Romanzo

Narrazione : Prima persona, un diario che narra le vicende dei lager. Compaiono tuttavia flash-back e dialoghi

Protagonista : Primo Levi

Altri personaggi : Steinlauf , compagno di Lager dell’autore che lo sospinge a non perdere la propria dignità di essere umano; Alberto, giovane ventiduenne amico dell’autore e suo compagno nel block 45; Doktor Pannwitz; Kraus, compagno di lavoro dell’autore; Jean il Pikolo, colui che intratteneva i rapporti con il Kapo e la cucina; Schepschel, uno dei tanti,
L’ingegnere Alfred L.; Kapo del Kommando di Chimica;
Elias Lindinzin n. 141565, alto poco più di un metro e cinquanta, impressionava per la sua forza, e grazie alla forza e alla sua ignoranza riuscì a vivere nel Lager.
Henri, ricco di protettori e amici, riusciva a sfuggire agli obblighi più duri, visse e uscì dal Lager.
Resnyk, compagno dell’autore; altri personaggi e compagni del personaggio principale.


Ambiente : Ad esclusione di qualche pagina iniziale tutto si svolge all’interno del Lager

Epoca : Seconda guerra mondiale, sterminio in massa degli ebrei da parte della razza ariana
Scritto appunto dal dicembre 1945 al gennaio 1947 è da ritenersi un’opera scritta immediatamente dopo gli eventi descritti nel libro

Tematica : La deportazione degli ebrei, il tentativo da parte dei tedeschi di annullare ogni uomo nel suo interno, ma soprattutto il tema affrontato dall’autore è quello di non voler dimenticare quello che è stato affinché il futuro possa godere di questa atroce esperienza ed evitare un'altra simile tragedia.

Capitolo numero 1 Il viaggio


L’autore introduce la sua cattura per mano della milizia fascista il 13 dicembre 1943, dopo esser stato trovato su di un colle con altri “partigiani” ed esser stato scambiato per un’altra persona.
Il primo campo di concentramento è quello di Fossoli, presso Modena, dove inizialmente gli ebrei erano circa 150 ma in poco tempo giunsero oltre i 600.
Un giorno un drappello di SS annunciò la deportazione verso un altro luogo, era il 20 febbraio quando i tedeschi ispezionarono il campo con cura trovandoci molti difetti.
La notizia che il giorno seguente sarebbe iniziato il viaggio sconvolse tutti e ognuno viveva il proprio shock a suo modo, presentazione della famiglia di Gattegno, molto numerosa, di falegnami, gente pia e lieta.
Il viaggio iniziò dalla stazione di Carpi, dove gli ebrei furono messi dentro a vagoni senza finestre (tradotte) la mattina e soltanto la sera il treno partì con destinazione Aschwitz, il viaggio fu molto lungo e i “passeggeri” ad ogni fermata inizialmente chiedevano da bere, da mangiare, o almeno un po’ di neve, ma niente!
Al momento dell’arrivo furono divisi in due gruppi in base ad alcune brevi domande : età e salute.
Quella fu l’ultima volta che il gruppo dell’autore vide le altre persone. I tedeschi durante l’appello chiamavano pezzi gli ebrei.
Il gruppo dell’autore fu trasportato fino al campo di concentramento da un furgone. Solo 4 persone che erano sul vagone con l’autore riusciranno a tornare a casa, e quello fu senza dubbio uno dei più fortunati.

Capitolo numero 2 Sul fondo


L’autore presenta l’arrivo al campo di concentramento e le incomprensibili azioni da compiere per lavarsi e vestirsi. Ore immobili e nudi, aspettando qualcuno o qualcosa senza sapere però chi o cosa.
Vengono tolti abiti, scarpe, orologi, tutto insomma; viene fatto il tatuaggio sul braccio sinistro con il nuovo nome (174517 per l’autore). L’autore accenna alle molte regole insensate che venivano poste ai prigionieri ed elenca 3 tipi di prigionieri presenti nel campo:
• I criminali
• I politici
• Gli ebrei
Tutti vestiti a righe, tutti sono Haftlinge, ma i criminali portano accanto al numero, cucito sulla giacca, un triangolo verde, i politici un triangolo rosso; gli ebrei la stella ebraica gialla e rossa.
L’autore poi presenta le usanze del campo: la paura di esser derubato e per questo il dormire con “tutto” sotto la testa. Viene inoltre mostrato anche il lavoro: suddivisi in circa 200 Kommandos composti da 15 a 150 uomini, comandati da un Kapo, vi erano Kommandos di specialisti: elettricisti, muratori, fabbri ed altri, che non contavano però più di 400/500 persone.

Capitolo numero 3 Iniziazione


L’autore accenna alla sua “definitiva” sistemazione nel block numero 30, in cuccetta con Deina, il quale lo accoglie molto amichevolmente facendogli spazio per dormire.
Ma il vero argomento del capitolo è la dignità dell’autore che sta per ledersi totalmente, giorno dopo giorno. L’autore infatti si chiede perché deve lavarsi se tanto non deve piacere a nessuno, se tanto solo dopo mezzora sarà nuovamente a trasportare sacchi di carbone.
Questi quesiti vengono ancor più sospinti quando l’amico dell’autore: Steinlauf, quasi cinquantenne, cerca di far capire allo stesso che non deve lavarsi per piacere a qualcuno, non deve pulire le scarpe per bellezza, ma solo per la dignità, perché è l’unica cosa che nel Lager non possono togliere materialmente.
L’autore conclude il capitolo chiedendosi, se vale la pena di continuare a lottare per la propria dignità oppure se conviene abbandonare le speranze di una vita migliore.

Capitolo numero 4 Ka-Be


Durante una mattina di lavoro, Primo Levi si trova a dover trasportare una pesante lastra di ferro insieme ad un ragazzo.
Purtroppo il peso grava troppo sulla spalla dell’autore che dopo un ulteriore sforzo vede cadere la lastra sul suo piede sinistro; l’estremità dell’oggetto cade sul dorso del piede procurando una notevole ferita che costringe l’autore a fermarsi, fortunatamente però nessun osso si è rotto.
Così, Primo Levi dovrà presentarsi la sera, dopo la cena, all’infermeria per poi recarsi l’indomani ancora una volta al controllo. I controlli sono lenti e meticolosi.
L’autore dovrà trasferirsi nella Ka-Be, dove riceverà la cuccetta numero 10, cuccetta che l’autore per la prima volta non dividerà con nessuno. Nella cuccetta a fianco, l’autore conosce due uomini, uno dei quali pochi giorni dopo verrà portato via e non sarà più visto dai compagni.
Al termine del capitolo l’autore esamina il comando che Hitler darà poi in futuro, il comando di sterminare tutti i prigionieri dei Lager, affinché non potessero portare al mondo la testimonianza delle atrocità subite.

Capitolo numero 5 Le nostre notti


Dopo aver passato venti giorni nella Ka-Be, l’autore viene dimesso e affidato al block 45, il block di Alberto, un giovane ventiduenne amico di Levi.
Nonostante Alberto goda di molto rispetto nel block i due non riescono a dormire nella solita cuccetta. L’autore presenta i sogni-tormento che entrano nella mente della maggior parte dei prigionieri: il primo quello di trovarsi con la famiglia e narrare loro le vicende dei lager e non essere ascoltati, l’altro quello di avere davanti bevande e viveri di tutti i tipi, ma purtroppo senza mai riuscire ad approfittarne come nel mito greco di Tantalo.
L’autore narra le vicende anche della notte, quando i prigionieri dovevano svuotare il secchio dei rifiuti organici: chi andando al secchio per espellere le proprie necessità lo trovava pieno doveva uscire dalla baracca, dare il proprio numero alla guardia e svuotare il secchio nella neve.
Primo Levi racconta anche del risveglio al comando alzarsi, comando che quasi tutta la baracca udiva già da sveglia.

Capitolo numero 6 Il lavoro


Il compagno di cuccetta dell’autore deve essere ricoverato in ospedale e perciò lascia i suoi averi allo stesso e tra questi ci sono anche un paio di guanti.
Il nuovo compagno di Levi è Resnyk, un polacco di 30 anni che ha vissuto gli ultimi 20 anni della sua vita a Parigi, ma nonostante ciò il suo francese è scadente.
A lavoro i due si trovano insieme con grande stupore dell’autore che non pensava di lavorare col compagno il quale era molto gentile, alto e caricava su di sé la maggior parte del lavoro.
Il terreno era ricoperto di neve e Levi esausto chiede il permesso di andare alla latrina, e vi verrà accompagnato da Wachsmann, un prigioniero anch’esso. Vi è una lunga descrizione di costui.
Poi giunge il momento del rancio, il risveglio delle speranze accompagnate da mille paure.
E nuovamente inizia il lavoro.

Capitolo numero 7 Una buona giornata


Fortunatamente l’inverno rigido e freddo passa e per la prima volta il sole riscalda i condannati. Ancora una volta i prigionieri si accorgono della loro triste situazione e vi sono ancora paragoni con il Vecchio Testamento. La giornata tuttavia sembra meno dolorosa delle altre e il Komando dell’autore ha a disposizione un rancio di 50 litri, e sono in totale 15 persone, rancio che consumeranno in tutto l’arco della giornata.


Capitolo numero 8 Al di qua del bene e del male


L’autore in questo capitolo decide di presentare la vita economica del campo di concentramento, delinenando i caratteri del baratto tra i prigionieri, tra i prigionieri e l’esterno e tra i prigionieri e i medici.
Con la presentazione dettagliata vengono scritte anche le pene inflitte ai ladri e ai derubati.
Così conclude il capitolo, chiedendo al lettore se all’interno del campo era possibile parlare di bene e di male, giusto o sbagliato.

Capitolo numero 9 I sommersi e i salvati


L’autore presenta in questo capitolo i comportamenti e i ragionamenti propri del prigioniero del Lager per continuare a vivere e trarre più benefici possibili dall’astuzia.
Vengono narrate quattro storie di 4 uomini differenti tra loro:
1. Schepschel, uno dei tanti, molto accorto e persino parsimonioso, ma non esitò a far fustigare un suo complice in un furto per candidarsi come lavatore di marmitte
2. L’ingegnere Alfred L., era uomo ricco e potente fuori dal Lager, e ben presto comprende l’importanza di distinguersi dagli altri, così in cambio di razioni alimentari si compra abiti e scarpe nuove, per questo riuscì a salvarsi essendo poi stato scelto come Kapo del Kommando di Chimica.
3. Elias Lindinzin n. 141565, alto poco più di un metro e cinquanta, impressionava per la sua forza, e grazie alla forza e alla sua ignoranza riuscì a vivere nel Lager.
4. Henri, ragazzo ventiduenne comprese ben presto che erano tre i modi per vivere: organizzazione, furto e pietà; era ricco di protettori e amici, riusciva a sfuggire agli obblighi più duri, visse e uscì dal Lager.

Capitolo numero 10 Esame di chimica


La notizia di un nuovo Kommando giunge all’autore, che si presenta assieme ad altre 14 persone al nuovo Kapo.
Il kommando 98 doveva essere un kommando di specialisti chimici ma in realtà meno della metà conoscevano la chimica. Così tre giorni dopo verrà l’esame per essere ammessi al kommando. I primi sei prigionieri dettero l’esame al mattino mentre l’autore dovette aspettare il tardo pomeriggio, l’esame andò molto bene, tuttavia l’autore non si illuse di migliorare le sue condizioni di vita.

Capitolo numero 11 Il canto di Ulisse


L’autore si trova coi suoi 5 compagni a raschiare il fondo di una cisterna interrata quando giunge qualcuno, era Jean, il pikolo, colui che intratteneva i rapporti diretti con il Kapo, con la cucina. Jean avverte che sarà Primo Levi ad accompagnarlo a prendere la razione al rancio per tutti. Durante il viaggio per giungere alla cucina e due parlano e l’autore recitando anche alcuni versi del canto di Ulisse della Divina Commedia.
L’autore trova molte similitudini tra la sua vita nel Lager e il canto di Ulisse.

Capitolo numero 12 I fatti dell’estate


L’autore racconta dell’estate del ’44 quando i bombardamenti iniziarono a colpire il campo di concentramento, spiegando i rumori, gli odori e le condizioni di vita dei prigionieri. Le speranze ricavate dalle notizie provenienti dall’esterno: l’offensiva russa ed il fallito attentato ad Hitler, lo sbarco in Normandia.
L’autore presenta anche il suo contatto con l’esterno, Lorenzo, civile italiano, il quale lo aiutò con la sua presenza a vivere e non dimenticare di essere un uomo.


Capitolo numero 13 Ottobre 1944


Un giorno l’autore all’uscita dalla baracca si accorge che l’inverno è giunto oramai al campo di concentramento e pensa che l’anno prima non avrebbe mai pensato di passare un anno nel Campo. Giunge la notizia che una selezione sarà fata ben presto a causa della sovrappopolazione del campo.
Viene descritta la selezione, rapida nell’effettuarsi ma lenta nelle procedure iniziali e soprattutto molto ricca di errori, sviste e giudizi inaspettati.
L’autore si salva e riflette su un suo compagno di baracca che ringrazia Dio pregando, giungendo alla conclusione che oramai pregare era inutile.

Capitolo numero 14 Kraus


Primo Levi si trova a lavorare insieme ad altri prigionieri a catena per formare una grande buca. Colui che detta il tempo è Kraus, un giovane ungherese che però lavora troppo veloce e per questo gli altri si lamentano. Il tempo è orribile e il terreno è completamente fangoso, ma l’autore si consola col fatto che non ci sia vento. Alla fine del lavoro Kraus si scusa con l’autore per avergli tirato sulle ginocchia un po’ di fango, ma Levi cerca di non far sentire in colpa Kraus e si inventa di averlo sognato a causa sua, e tutti staranno bene per un poco.

Capitolo numero 15 Die drei Leute vom Labor


Oramai l’inverno è giunto e inaspettatamente un giorno giunge al kommando chimico la notizia che tra i prigionieri sono stati scelti dal Doktor Pannwitz nel Bau (edificio) 939 come specialisti di chimica. Tra questi nuovi specialisti vi è anche l’autore che riceve ben presto vestiti e scarpe nuove e ogni mercoledì sarà rasato. I 3 lavoreranno in un laboratorio, dove non sentiranno il freddo infatti dentro la stanza di lavoro c’erano ventiquattro gradi centigradi.
Insieme ai 3 prigionieri ci sono anche 5 donne tedesche civili, che non parleranno mai con i 3 e neppure risponderanno mai alle loro domande.
Certo è che i prigionieri si vergognavano molto per la loro situazione però trassero molto vantaggio dal non dover stare all’aperto al freddo ed al gelo.

Capitolo numero 16 L’ultimo


Oramai la fine dell’anno era vicina.
L’autore e il suo amico Alberto non lavorano più insieme ma durante la marcia di ritorno potevano parlare. I due erano riusciti a procurarsi una menaschka, cioè una gamella, più di un seccio che una gamella, dove potevano mettere la razione di zuppa che gli veniva regalata dai civili (sempre in segreto ovviamente).
Un giorno durante il ritorno furono tutti messi in riga e uno fu preso e impiccato perché ritenuto responsabile di un attacco ad un crematorio, e poco prima di morire gridò di essere l’ultimo a morire così, lo stupore cade sul lettore perché l’autore afferma che nessun tipo di assenso emerse dai prigionieri: niente, continuarono nel loro silenzio imperturbabile e andarono ognuno nella propria baracca a dormire.

Capitolo numero 17 Storia di dieci giorni


L’11 gennaio 1945 l’autore si ammalò di scarlattina e venne ricoverato in Ka-Be nel reparti infettivi, nella cameretta erano in 13 e l’autore ebbe una cuccetta tutta per sé. Proprio in quei giorni l’attacco ccontro la Germania stava per giungere a compimento e così il campo doveva essere evacuato eccetto che per i malati gravi (compreso l’autore). Tutti i prigionieri meno gravi e sani dovettero partire a piedi insieme alle SS. L’autore rimane nella camera con dieci compagni poiché 2 decisero all’ultimo momento di andare con le SS.

18 gennaio nella lonnte dell’evacuazione tutto rimase come nei giorni precedenti, ma l’ndomani vi fu un bombardamento al capo e le SS scapparono così l’autore e i compagni rimasero soli nelle loro baracche, obbligati a non poter aiutare gli altri malati oramai rimasti senza baracca a causa delle bombe.

19 gennaio l’autore insieme a 2 francesi al mattino esce della camera e va a cercare una stufa e del cibo, lo spettacolo che gli si prospetta davanti è una vista atroce e inimmaginabile,comunque i tre riescono nell’impresa e trovano in una camera una stufa, due sacchi di patate, legna, carbone e spirito e lievito. Mentre si impegnavano per la far funzionare la stufa i compagni gli dettero un po’ di pane, questa era la fine del Lager

20 gennaio l’autore insieme a Charles, un suo compagno di camera, uscendo per trovare viveri, riuscì a trovare molte rape e molti cavoli seppur congelati, ma la ricerca fruttò anche un barattolo da cinquanta chilogrammi di acqua orami congelata e poi anche una batteria da autocarro. Dalla finestra della stanza i malati vedevano i tedeschi fuggire con ogni mezzo per la strada.

21 gennaio Charles e l’autore iniziarono a trattarsi come uomini e non più come prigionieri. Dettavano regole nella camera per non morire e cercare di star meglio

22 gennaio l’autore e Charles vanno nel campo delle SS e trovano molte cose che portano in camera; più avanti seppero che poche ore dopo delle SS tornate al campo trovarono alcuni prigionieri che si erano insidiati lì e li uccisero tutti.
Nella Stanza accanto a quella dell’autore ci stavano i dissenterici e tra questi vi erano due italiani, ai quali l’autore una notte portò una piccola razione di cibo. La notte Lakmaker, un giovane olandese della cuccetta sotto quella dell’autore si sentì male e Charles lo aiutò pulendo tutto, disinfettando ogni cosa.

23 gennaio l’autore e Charles vanno a vedere se trovano altre patate e giungono fuori dal reticolato per la prima volta. Trovarono molte patate e la fame non era più un problema.
Intanto Stertelet, un compagno di stanza dell’autore peggiorò in maniera talmente grave da non riuscire neppure più a mangiare.

24 gennaio la fame oramai non riusciva più ad essere attenuata dalle patate. Il block 14, un giorno decise di far visita al campo dei prigionieri di guerra inglesi e ne ritornarono con molte cose utili. Così l’autore e Charles iniziarono a fabbricare nella loro camera delle candele che barattavano con il block 14 in cambio di lardo e farina.

25 gennaio era il turno di Sòmogyi, chimico ungherese cinquantenne in camera con l’autore che dopo giorni di silenzio disse ai 3 di dividersi la sua rezione di pane che conservava sotto il cuscino; poi il delirio completo: a ogni respiro pronunciava con enfasi la parola Jawohl. Intanto la sera, Charles, Arthur e l’autore si sedevano accanto alla stufa e parlando si sentivano uomini

26 gennaio durante la notte, al cessare del frastuono degli ebrei, il monologo delirante di Sòmogyi continuò sino a che, cadendo dalla cuccetta con un ultimo rantolo morì. I compagni non potevano portarlo fuori di notte, così si rimisero a dormire.

27 gennaio l’indomani mattina Charles e Primo Levi dopo aver fatto le solite e consuete azioni portarono il cadavere di Sòmogyi fuori con una brandina. In quel momento arrivarono i russi. L’autore conclude accennando alle vite dei compagni di stanza dopo l’uscita dal Lager.

1 commento:

Federico Caraffi ha detto...

HAi salvato me e tutta la mia classe da delle insufficenze certe. Grazie.