mercoledì 15 ottobre 2008

La Tregua

Autore : Primo Levi

Titolo : La tregua

Anno di scrittura : Dicembre 1961 – Novembre 1962

Origine : Italiana

Genere : Romanzo

Narrazione : Prima persona, un resoconto che narra le vicende dei lager. Compaiono tuttavia flash-back e dialoghi

Protagonista : Primo Levi

Altri personaggi : Thylle responsabile del block 20, Hurbinek, un bambino di 3 anni nato nel campo; Henek, un ragazzo di quindici anni vicino di cuccetta dell’autore; Leonardo e Cesare amici dell’autore da Katowice; Il Moro Cravero e D’Agata compagni dell’autore a Katowice altri personaggi e compagni del personaggio principale.


Ambiente : Partendo dal campo di Buna, si sposta inizialmente ad Aschwitz

Epoca : Seconda guerra mondiale, sterminio in massa degli ebrei da parte della razza ariana,
Scritto dal 1961 al 1962 è comunque molto ricco di precisione e dettagli.

Tematica : Il ritorno dell’autore e di molti altri prigionieri in patria, epico per la sua durata e le sue vicende quasi alla pari dell’Odissea.


Nota : il viaggio che l’autore ha affrontato, descritto in parte in “Se questo è un uomo” e in parte in “La tregua”, è durato dal 13 Dicembre 1943 al 19 Ottobre 1945.







Capitolo numero 1 Il disgelo

L’autore inizia il racconto nel preciso momento in cui aveva terminato quello precedente: la vista dei russi al momento della “sepoltura” di Sòmogyi.
Vengono esposte emozioni contrastanti, e molto importante è il colloquio tra l’autore e Thylle (responsabile del block 20), che la sera dell’arrivo dei russi si trovava sveglio come l’autore e a notte fonda i due si trovarono a colloquiare nonostante la barriera della differenza linguistica e riescono a sfogare nostalgia e solitudine.
Intanto la morte continuava a colpire i malati, molti dei quali morivano a causa della sfrenata fame che li faceva mangiare esageratamente nonostante lo stomaco non reggesse lo sforzo.
Intanto i prigionieri ancora vivi venivano deportati al campo centrale di Auschwitz, e tra questi vi è naturalmente Primo Levi che malato e sopraffatto dalla fatica vede sfilare davanti ai suoi occhi il campo dove subì gli affronti più duri.
Da sottolineare l’ultima frase che Levi legge sul cancello del campo <> ossia <>.


Capitolo numero 2 Il campo grande

L’autore viene trasportato al campo grande e al suo arrivo due donne polacche lavano lui e i nuovi arrivati. Il bagno non era umiliante come a Buna.
I malati erano molti al campo ma i medici erano pochi ed i medicinali scarseggiavano.
Pochi giorni passarono e la morte portò con sé un numero enorme di uomini, gli altri iniziarono di nuovo a vivere.
Hurbinek, un bambino di 3 anni nato nel campo era solo, non parlava e aveva una paralisi completa dai reni sino ai piedi. Di questo bambino, morto nel marzo del 1945 non rimane nessuna testimonianza se non quella di Primo Levi nel suo libro.
Intanto Henek, un ragazzo di quindici anni è vicino di cuccetta dell’autore e i due fanno amicizia, viene così narrata la vicenda di Henek.
Un altro ragazzo, il Kleine Kiepura, mascotte del veccio campo, era un ragazzo di dodici anni, riuscito a vivere perché protetto dal Kapo dei Kapos e nessuno si fidava di lui; fu messo nella sala dell’autore e ben presto però fu cambiato di posto.
L’autore fu lieto di questo cambiamento perché il ragazzo dopo due giorni di silenzio iniziò ad urlare i comandi delle SS, convinto di aver fatto carriera come Kapo. Delirio?
Le due infermiere si chiamavano Hanka e Jedzia, la prima era sicuramente un ex Kapo e cercava di sedurre Henek, la seconda era bisognosa di avere una figura maschile al suo fianco e chiunque le capitasse vicino lei era disposta ad accoglierlo nella sua vita. Intant l’autore conosce Frau Vitta, giovane di Trieste, anch’essa reduce da Birkenau, la quale fece molta amicizia con Levi.
Una sera, Frau Vitta fece incontrare l’autore con Olga, partigiana croata (ebrea) catturata ad Asti che porto la triste notizia che tutte le donne e gli uomini deportati dall’Italia erano morti, solo 5 erano in vita su 550.
Intanto Andrè ed Antoine, ex compagni negli ultimi “dieci giorni” dell’autore muoiono in silenzio, sopraffatti dalle oro malattie.


Capitolo numero 3 Il greco


L’autore viene dimesso su sua richiesta dallo stato di malattia dal dottore e ben presto si trova su un carro insieme ad altri.
Viene a comprendere che sta andando a Cracovia, in questo viaggio fa la conoscenza di un greco: Mordo Nahum, con il quale scende e si dirige a piedi verso “la libertà”.
I due affrontano il freddo e la fame e altre vicende sino a giungere, insieme a Katowice, luogo ove esistevano campi di raccolta per italiani e greci. Così i due si salutano, anche se si incontreranno nuovamente.


Capitolo numero 4 Katowice

L’autore giunge così al campo di Katowice, ben presto riesce a trovare impiego come aiutante farmacista e soprattutto come aiutante dell’amico Leonardo nell’ispezionare gli abitanti del villaggio per trovare pidocchi.
L’autore conosce Galina, una ragazza ucraina che lo aiutava a riempire le carte burocratiche del campo sul suo lavoro svolto, traducendo il tedesco in russo.
Viene presentata la figura del ragionier Rovi il quale si era autonominato colonnello Rovi e aveva appeso fuori della sua porta un cartello con su scritto “Commando Italiano”.
Il campo era diretto da un Kommandantur, una grande famiglia priva di veri e propri scale gerarchiche.
Intanto l’autore, riprese le forze e la salute decide con Cesare, un nuovo amico, di andare in città a divertirsi un po’ .


Capitolo numero 5 Cesare

Ecco di nuovo Cesare, l’ex compagno di Lager dell’autore.
Levi conobbe Cesare gli ultimi giorni di Lager quando sentiva provenire dalla stanza attigua alla sua parole di lingua italiana. Dalla reclusione nella stanza dei dissenterici non erano passati che tre mesi ma Cesare stava già molto bene: era vispo e felice.
Così nel capitolo l’autore narra la storia che l’amico gli racconto descrivendo la sua avventura.
Una notte dei soldati russi andarono al campo dove dimorava l’autore e svegliarono tutti affermando che ben presto sarebbe avvenuta un’ispezione, perciò il Komandantur fece ripulire e sistemare il più possibile il campo.
L’ispezione avvenne dopo qualche settimana da parte di un capitano che poi si fermò per molto tempo nei pressi del campo, poiché trovò una motocicletta della quale “s’innamoro”.
Aprile era così giunto alla fine e la neve iniziava a sciogliersi.
L’autore e cesare decidono di andare nella cittadina e quello che gli si propone dinnanzi sarà uno spettacolo tetro, orribile: case distrutte e tombe russe invadono la loro vista.
Cesare invita Primo Levi al mercato con lui e gli mostra come sa vendere cose comprate dal suo socio in affari Giacomantoio.


Capitolo numero 6 Victory Day

Cesare trova una compagna e chiede a Levi se poteva aiutarlo ad insegnarli qualche parola in polacco o in tedesco, ma l’autore non potè aiutarlo perché non conosceva quelle specifiche parole.
Intanto la guerra stava per terminare e coincideva con una festa popolare e per questo il Kommandantur organizzò una rappresentazione teatrale per i pochi uomini e donne rimasti al campo.
Giungeva così la notizia che i primi di Maggio la guerra sarebbe finita.
L’aria di festa portò gli italiani a giocare una partita di calcio contro i polacchi, ma alla fine della partita durante la marcia di ritorno verso il campo iniziò a piovere e l’autore nei giorni seguenti stette molto male: il respiro era sempre più pesante e sempre meno frequente, l’aria sembrava mancargli.

Capitolo numero 7 I sognatori

Leonardo e cesare cercando di aiutare Levi che respirava molto pesantemente portano dal malato il dottor Gottlieb il quale era riuscito a scampare dal campo di Aschwitz e illecitamente possedeva molti medicinali, questo medico era avvolto da una nube di mistero, ma comunque riesce a curare l’autore dal male che lo affliggeva.
Il Moro, compagno di stanza di Levi, era un vecchio muratore, estremo bestemmiatore dal quale tutti stavano lungi e cercavano di non disturbarlo mai.
Il trovato aveva trentenni ed oramai era convinto che tutto il mondo lo odiasse ed il tutto perché in passato dopo varie incitazioni vendette la sua bottega di barbiere e tratto in inganno con promesse di teatro finì per trovarsi senza niente, così uccise uno dei suoi “adulatori”.
Cravero, altro compagno di Levi a Katowice, tornò in Italia partendo senza denaro e preoccupazioni e riuscì a portare alla madre dell’autore una sua lettera dove descriveva il suo stato di “benessere” invitandola a non preoccuparsi.
D’Agata era un muratore siciliano che non riusciva a dormire la notte a causa delle cimici che uscivano dalle tane e andavano sui giacigli e sui dormienti. D’agata però aveva un amico concreto, come dice l’autore, in grado di poter essere combattuto, a differenza di tutti gli altri.


Capitolo numero 8 Verso Sud

Giunge al campo la notizia che l’indomani il rimpatrio degli italiani sarebbe iniziato, così l’autore e Cesare come tanti altri si recano al paese per poter usufruire a pieno delle loro poche risorse economiche comprando viveri per il viaggio che avrebbe affrontato.
Il viaggio inizia a meta del giugno del 1945 su di un treno e si interruppe pochi giorni dopo a Zmerinka, per tre giorni, fino a quando un altro convoglio di italiani, provenienti dalla Romania, arrivò nello stesso paese e il giorno dopo, tutti erano nuovamente in viaggio, ma stavolta verso Nord.


Capitolo numero 9 Verso Nord

Alla fine di giugno i 1400 italiani che erano bloccati alla stazione di Zmerinka partirono verso nord, allontanandosi quindi dalla patria e dal mare.
Il viaggio durò soltanto due giorni e una notte, e i passeggeri dovettero scendere dal treno a notte fonda e sotto un forte temporale.
L’indomani i “prigionieri” si trovano in un vecchio campo distrutto dai tedeschi, e Levi decide di allontanarsi un poco per poter asciugare al sole il suo corpo ed i suoi abiti.
L’autore rimase stupito dall’incontro che gli si propone davanti: il greco Mordo Nahum, che gli chiese se avesse bisogno di qualcosa e gli offre una donna che era alle sue dipendenze.
Ma l’autore rifiuta l’invito e saluta l’amico.
Da quel momento in poi non vide il greco Mordo Nahum.


Capitolo numero 10 Una Curizetta

L’autore e gli altri italiani furono avvisati che sarebbero partiti da un altro paese, a 70 km circa di distanza.
Staryje Doroghi, donne, bambini e i soliti “raccomandati” in treno, gli altri in marcia a piedi.
Il viaggio iniziò il 20 luglio.
Una sera durante il viaggio, l’autore e qualche amico decidono di allontanarsi dalla fila che marciava e di dormire in una capanna.
Così Levi e Cesare riescono a raggiungere un piccolo paese e dopo molti tentativi e due riuscirono a farsi comprendere e barattarono una gallina con sei piatti, ovviamente loro presero la gallina.
Cesare e Levi tornarono dagli amici e cucinarono la gallina, o meglio la cosiddetta curizetta.


Capitolo numero 11 Vecchie strade

La mattina Cesare e Primo tornano al piccolo paese per cercare di comprare qualcosa, e riescono a procurare per loro e per gli amici un passaggio su un carretto fino alla destinazione della marcia che avevano abbandonato momentaneamente.
Durante il viaggio incontrano il Moro che rifiuta il loro passaggio e prosegue correndo. Il signor Unverdorben spiega ai compagni che il Moro era così a causa della figlia paralizzata per sempre. Giunsero così a destinazione e il villaggio dove avrebbero dovuto stare era un insieme di edifici architettonicamente differenti.
Nel nuovo villaggio non mancavano cibo ed acqua, così Cesare iniziò commerciare il pesce che veniva dato loro dai russi due volte a settimana.
L’ingegno di Cesare gli fece comprendere che il pesce avrebbe reso di più nelle contrattazioni se iniettato di acqua nella vescica perché sembrava più grande agli occhi dei compratori; inizialmente il commercio andò molto bene senza troppe complicazioni ma un giorno Cesare tornò al campo senza niente, solo e malinconico. Pochi giorni dopo disse di aver visto una madre con dei figli che non mangiava da due giorni e così aveva regalato tutto alla famiglia affamata.


Capitolo numero 12 Il bosco e la via

L’autore, oramai lontano dalle percosse e dalla fame si trova colpito da una forte sensazione di ansia e depressione.
Vicino la Casa Rossa, dimora momentanea dell’autore, vi è un folto bosco e l’autore vi si addentra finendo col perdersi, ma dopo ore di cammino riesce a ritrovare la strada per ritornare alla casa rossa. Le perlustrazione del bosco comunque continueranno.
Due compagni di Levi si daranno alla vita solitaria nella foresta.
Nella folta foresta abitavano anche due tedesche che lontane dalla patria vivevano di prostituzione.
Gli italiani abitarono nella Casa Rossa per due mesi.
Passarono i giorni e le strade che passavano davanti alla residenza dell’autore si fecero sempre più trafficate, inizialmente da soldati che rimpatriavano con mezzi a motori, col passare dei giorni però i mezzi iniziarono a modificarsi finendo col mutarsi completamente in cavalli. Molti furono i soldati a cavallo.
Ben presto quindi gli italiani si accorsero che i soldati non contavano i cavalli e in assenza di un censimento vero e proprio Levi ed i compagni decisero di iniziare a cacciare i cavalli, fu così che dopo mesi di digiuno dalla carne, l’autore e molti suoi compagni si ritrovarono a gustare il sapore della carne.


Capitolo numero 13 Vacanza

Un giorno l’autore all’ambulatorio incontra una giovane donna alla quale viene diagnosticata una gravidanza al terzo mese, era un viso familiare e così Levi si accorge che la donna non era altro che Flora, la donna che conobbe alla Buna; l’autore descrive i ricordi che la visione di Flora gli portarono alla mente. Primo Levi però decide di non salutare la ragazza e di non farsi quindi riconoscere.
Un giorno passo dalla Casa Rossa un camion cinematografico che sostò per tre giorni al villaggio, proiettò ogni sera un film differente: il primo illustrava una vicenda su un aeroplano a due posti, il secondo della vita di un marinaio e la terza di un uomo incolpato ingiustamente di un crimine e che evade dal carcere salvando poi il suo paese da un uragano.
Ogni sera per vedere il film nella sala vi era una grande fila; alcuni soldati russi, eccitati dai film veduti invasero i dormitori femminili italiani. Così alcuni italiani decisero di offrirsi volontari per effettuare un servizio di ronda a difesa delle signore, che vennero tutte riunite in una camerata unica.


Capitolo numero 14 Teatro

Alla Casa Rossa per far passare il tempo furono messe in scena delle piccole rappresentazioni teatrali (è gia la seconda volta che in un campo dove si trova l’autore si verifica questo evento). Una di queste era una satira sulle condizioni di vita degli italiani nelle mani dei russi.
I russi una notte svegliarono tutti e consegnarono un po’ di denaro a ciascuno, ben presto giunse la notizia che il rimpatrio era vicino per tutti gli italiani. La notizia fu confermata una sera durante la rappresentazione teatrale, rappresentazione che oramai da giorni si ripeteva senza alcuna differenza.
Pochi giorni e il treno avrebbe portato gli italiani a casa.


Capitolo numero 15 Da Staryje Doroghi a Iasi

Giunge il giorno della partenza, il 15 settembre 1945, dalla stazione di Staryje Doroghi, e i passeggeri si dispongono nei vari vagoni seconda combinazioni che oramai vigevano da tempo nella Casa Rossa: coppie, donne, rumeni, ex detenuti a San Vittore, componenti dell’orchestra, ed infine il gruppo dell’autore, denominato il gruppo dell’infermeria.
Oramai il viaggio era iniziato e i passeggeri compresero ben presto che sarebbe durato molto a causa della bassa velocità del mezzo e della mancata organizzazione del viaggio. L’autore nel capitolo narra una vicenda di mercato accaduta ad una fermata del treno, che come al solito vedeva al centro dell’evento Cesare.
Il convoglio comunque continuava il viaggio e giunse finalmente al confine con la Romania.
Alla stazione di Iasi l’autore e due amici scendono dal treno e conoscono il pilota dell’unico tram presente nella cittadina, un ebreo che consiglia ai tre italiani di fare visita alla comunità ebrea del posto; i tre accettano si lasciano trasportare sino alla meta.
Ad accoglierli sono due anziani che dopo convenevoli saluti e benedizioni iniziano a raccontare e ad ascoltare le sventure dei mesi passati, prima di lasciare andare i tre ospiti, gli anziani della comunità ebraica offrono un poco di denaro ed un cesto di uva da dividere con gli altri ebrei del convoglio.


Capitolo numero 16 Da Iasi alla linea

Nel capitolo l’autore narra le sensazioni provate nel vedere il paesaggio cambiare davanti ai suoi occhi, passando dalla Slovacchia, all’Ungheria sino all’Austria.
Durante una sosta, il caro amico dell’autore, Cesare, decide di scendere dal convoglio e proseguire da solo, promettendo di tornare a Roma con l’aeroplano dopo aver messo un po’ di denaro da parte; l’autore accenna alla riuscita del progetto dell’amico.
In fine viene descritto il passaggio dalle mani dei russi a quelle degli americani, e così le formalità che accompagnarono questo avvicinamento alla libertà degli italiani; viene inoltre descritta la disinfestazione alla quale ogni italiano, uomo o donna che fosse, fu sottoposto.


Capitolo numero 17 Il risveglio
Ecco che l’autore riesce a tornare in Italia, passando da Monaco, e per il Brennero la sera del 19 Ottobre 1945. Il convoglio si fermerà poi in provincia di Verona e i compagni si salutano, oramai pronti ad affrontare il vero ritorno a casa.
Primo Levi torna a casa l’indomani ma non si sofferma nel descrivere il ritorno alla propria vera casa, neppure si dilunga nel dipingere con parole di conforto provato nel rivedere i propri parenti ed i propri amici; bensì Levi narra con oculata precisione la volontà di descrivere e raccontare accuratamente la sua “avventura”.
L’autore racconta anche del sogno che sovente la notte lo avvolgeva come il freddo gelido del Lager: il ritrovarsi nel lager e comprendere che non ci sarà mai più libertà, e che il ritorno a casa è stato solo un sogno, e l’unica certezza per sempre sarà solo il Lager.

Dei seicentocinquanta, quanti eravamo partiti, ritornavamo in tre. E quanto avevamo perduto, in quei mesi? Che cosa avremmo ritrovato a casa? Quanto di noi stessi era stato eroso, spento? Ritornavamo più ricchi o più poveri, più forti o più vuoti? Non lo sapevamo: ma sapevamo che sulle soglie delle nostre case, per il bene o per il male, ci attendeva una prova e la anticipavamo con timore.

2 commenti:

Lidia ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Lidia ha detto...

Grazie per l'opportunità di leggere questo riassunto è davvero ben fatto e completo complimenti